Informazione: come riconoscere le bufale ed evitare di diffonderle

L’emergenza del Covid-19 ci ha fatto riscoprire la sete d’informazione. Ci informiamo molto più del solito, e lo facciamo continuamente. Il problema è che, oltre alle testate giornalistiche, specialmente su internet, e in particolare sui canali social, l’informazione non viene sempre da fonti attendibili, e la diffusione di bufale e notizie infondate è una questione sempre più critica. Le fake news non nascono certo adesso, ma è facile intuire come il diffondere bufale su un argomento così delicato per la nostra vita – sotto tutti i suoi aspetti – sia davvero pericoloso per la società.

Per far fronte a questa emergenza nell’emergenza e vigilare sull’informazione, Twitter, Facebook e YouTube si stanno muovendo con il blocco dei contenuti sul Coronavirus giudicati inattendibili. Secondo uno studio dell’università di Oxford e del Reuters Institute, il numero di controlli sulle notizie (in lingua inglese) sarebbe aumentato, negli ultimi tre mesi, del 900%. Parlando di fake news, occorre distinguere tra notizie manipolate a partire da uno sfondo di verità e notizie inventate di sana pianta. Le più diffuse sarebbero le prime (59%), e sarebbero anche le più fertili in termini di interazioni. Un dato preoccupante di questo studio, come riporta Ansa, è che il 20% delle bufale prese in esame (su 225) provengono da politici e personaggi famosi, e danno origine al 69% del coinvolgimento sui social.

Perché si mettono in giro notizie false? Anche qui occorre fare una distinzione tra chi lo fa per interessi personali, chi lo fa per scelleratezza gratuita e chi lo fa con ingenuità. Probabilmente, quello di farlo con ingenuità è un rischio che corriamo tutti.  Prima di diffondere una notizia (condividendola su WhatsApp, Facebook, Twitter, ecc.) – e questo vale per qualsiasi tema, ma soprattutto per argomenti che possono avere conseguenze sulla serenità o sulla salute delle persone – occorre verificare che la fonte dell’informazione sia attendibile. In che modo?

Per riconoscere le bufale, preoccupati ogni volta che leggi un titolo troppo altisonante o allarmante. Soprattutto se seguono dei punti esclamativi, ricordati che le testate giornalistiche (che non sono immuni dal prendere cantonate, ma almeno seguono una deontologia professionale che le obbliga a controllare la veridicità delle informazioni che diffondono) non ne fanno uso. Anche le immagini delle fake news sono spesso particolarmente esagerate, figlie di modifiche e fotoritocchi. Ancora, studia sempre il link che apri: è un sito sicuro? Lo conosci? È attendibile?

Prima di diffondere una notizia, faresti bene a cercarne la fonte primaria. Se per esempio stai leggendo un articolo che parla di una misura governativa, la stessa misura, se adottata davvero, sarà presente anche sui canali informativi propri del Governo.  

Nell’ultimo periodo, proprio sul Coronavirus, sono girati anche, via WhatsApp, dei messaggi audio contenenti bufale. In questo caso, se hai davanti solo un file audio da esaminare, chiedi a chi te lo ha inoltrato se ne conosce la fonte primaria e se è attendibile. Qui, però, potrai imbatterti nel giudizio ingenuo di altre persone, che probabilmente avranno inoltrato quel file audio senza farsi troppe domande.

Quello che posso consigliarti, quando ti trovi davanti a una notizia, è di seguire il criterio della fonte primaria, proprio come fanno (o dovrebbero fare) i giornalisti: se non la trovano, non pubblicano. Inoltre, se vogliamo evitare dubbi sulla veridicità di dati e fatti, predilegiamo, per l’informazione, fonti ufficiali quali i siti del Governo, del Ministero della Salute e dell’Interno, dell’Istituto superiore di sanità, della Protezione civile, del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e dell’Organizzazione mondiale della sanità.

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