Affitto e Coronavirus: trovare un accordo per sospendere o rivedere il canone

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo si è trasformata presto, come sappiamo, in un’emergenza economica. Il coronavirus ha mandato in tilt i mercati, e le economie che ne hanno risentito sono molteplici. Una reazione a catena che non ha risparmiato l’immobiliare. Pensiamo ai proprietari di bar e ristoranti chiusi da oltre un mese, in difficoltà (anche) a pagare l’affitto dei loro locali. Non solo negozi e botteghe. Come riporta il Sole24Ore citando dati di Confedilizia e Sunia, sono 220 mila le famiglie che vivono in affitto e che oggi stanno affrontando delle criticità. Il punto è delicato anche per i locatori, dal momento che per molti il reddito derivante dagli immobili costituisce una fonte di guadagno che spesso va a compensare stipendi o pensioni di importo modesto, oppure è l’unica entrata.

Ad oggi, manca una norma che regolarizzi la sospensione o la diminuzione del canone d’affitto per la circostanza che stiamo vivendo. Il Governo ha stabilito uno stop agli sfratti fino al 30 giugno 2020. Alcune iniziative locali hanno istituito fondi per tamponare questa situazione (per esempio la Regione Sicilia). Ma niente di compatto a livello nazionale.

Come fare, da un lato, per gestire quegli inquilini che chiedono in questo periodo di sospendere o rivedere i canoni d’affitto concordati? E come fare, dall’altro, per avanzare ai proprietari richieste in tal senso? In assenza di misure precise, la soluzione è sedersi a tavolino e prendere un accordo, con l’obiettivo di custodire il rapporto. L’accordo tra le parti, in mancanza di altre disposizioni, è l’approdo più ragionevole – oltre che, in un certo senso, obbligato. Sicuramente, è bene che si accerti che la difficoltà dell’inquilino a pagare l’affitto derivi effettivamente dalla situazione di emergenza che stiamo vivendo.

Per legge (articolo 1467 del codice civile), esclusa l’intenzione di entrambe le parti di risolvere il contratto, si può modificare quest’ultimo (temporaneamente o definitivamente) quando la prestazione diventi «eccessivamente onerosa per il verificarsi di eventi straordinari e imprevedibili». Per evitare di pagare le imposte sui canoni non riscossi, bisogna registrare il nuovo accordo attraverso il Modello 69 disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate: al momento, con la chiusura degli uffici, si può procedere in via telematica.

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